lunedì 11 aprile 2011

Le visioni simboliche di Ildegarda di Bingen




L'invisibile nel visibile attraverso il visibile

Le immagini del cosmo sono per lei un apprendimento interiore dell’unità dell’universo La varietà del molteplice e “ gli invisibili segreti dell’eterno” diventano proprio attraverso le immagini comprensibili alla mente umana.

Per Ildegarda il termine “ visione” indica la conoscenza come processo intuitivo; è lo “sguardo” rivolto dentro e fuori di sé, in grado di andare oltre le apparenze fenomeniche e cogliere la realtà ultima, l’essenza, l’unità nella diversità delle cose e delle parole

Ad Ildegarda non interessa tanto conoscere speculativamente, quanto indagare la realtà creata per ridarne la ‘chiave’ agli esseri umani, che l’hanno persa con la caduta di Adamo


Nella storia, che per lei rappresenta lo svolgimento dell’ intero creato- dalla caduta degli angeli ribelli alla vittoria finale sull’ anticristo- lo spirito dell’uomo ha il compito di riunificate il mondo materiale e quello spirituale.

La sua visione naturalistica enfatizza il raggiungimento della salute dell’uomo attraverso la conoscenza e l’utilizzazione degli strumenti che la natura ci offre.

In questo contesto è centrale la nozione di viriditas, in cui nel carattere simbolico del colore verde si esprime la vitalità e fecondità non solo del mondo vegetale, ma anche di quello sensibile e spirituale.


Così come la recitazione del mantra OM, preghiera rituale e aspetto del divino consente di, risvegliare le capacità intuitive e portare l’adepto nello stato di silenzio dal quale possa scaturire la gioia dell’essere, nel più completo sentimento di unificazione così, per Ildegarda nella musica e nell’armonia della voce è possibile sperimentare l’esperienza immediata dell’unità di anima e corpo.

Al di là del tempo e dello spazio troviamo in Lei la stessa ansia che tormentava il vate upanishadico:
" Tamaso ma jyotir gamaya" fammi passare daslle tenebre alla luce


domenica 10 aprile 2011

Ildegarda di Bingen





Il desiderio di comunicare le sue originali visioni, contenenti straordinarie visioni immaginifiche, ispirò una monaca del XII sec. ad utilizzare espressioni e simboli mandalici

“ Come la ruota racchiude entro di sé ciò che in essa è nascosto, così la Sacra Divinità tutto racchiude in sé senza limiti alcuno e tutto trascende”

Vidi ….

Un cerchio regale iscritto in un cerchio, su cui sedeva un vivente illuminato da grande fulgore…Dal vivente luminoso seduto sul trono irradiava un cerchio dorato come il cerchio del sole nascente. E io non ne vedevo la fine…”

Ildegarda di Bingen

Ildegarda di Bingen (1098 – Bingen, 17 settembre 1179) fu una religiosa benedettina tedesca; venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Per l'epoca in cui visse, Ildegarda di Bingen fu una donna eccezionale: scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, naturalista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa e compositrice.

Come monaca fu controcorrente e anticonformista

Fondatrice del monastero di Bingen, Ildegarda fu spesso in contrasto con il clero della chiesa cattolica e riuscì a ribaltare il concetto monastico che fino ad allora era, e per molto tempo ancora sarebbe stato inamovibile, preferendo una vita di predicazione aperta verso l'esterno a quella più tradizionalmente claustrale

Parecchie volte uscì dal convento per conferire con vescovi e abati, nobili e principi.

In contatto epistolare con il monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, sfidò con parole durissime l'imperatore Federico Barbarossa, fino ad allora suo protettore, quando questi oppose due antipapi ad Alessandro III. L'imperatore non si vendicò dell'affronto, ma lasciò cadere il rapporto che fino ad allora aveva mantenuto con lei.

Ildegarda fu anche l'autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua ignota (dal latino "lingua sconosciuta"), da lei utilizzata probabilmente nel linguaggio mistico.



Definì se stessa come

«una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio».


..continua...

mercoledì 6 aprile 2011

Il Mandala ed Il Labirinto






Il labirinto è’ un simbolo affascinante, che troviamo in tutte le parti del mondo ed in tutte le culture.

Come simbolo esprime una conoscenza sensoriale che rinvia continuamente ad una più profonda realtà psichica ed universale, suscettibile di essere continuamente svelata, tramutata ed arricchita .

Il più antico, di cui si abbia testimonianza storica, è quello costruito da Amenemhet III tra il 1842 ed il 1797 a.C. Raccontano di averlo visto Erodoto, Strabone e Plinio.

Il più misterioso, legato ai riti magici della vita e della morte, sorge nelle remota isola di Malekula, nelle Nuove Ebridi.

E’ un grande labirinto tracciato sulla sabbia che gli abitanti dell’isola chiamano ” Il Sentiero”, che nel corso della vita devono apprendere a disegnare per evitare la loro seconda morte.

Il fantasma di ogni defunto infatti dovrà percorrere al suo interno il percorso che lo porterà nel regno dei morti, dove potrà nuovamente incarnarsi e ritornare sulla terra. Una guardiana del sentiero, Temes Savsap, lo sottoporrà però ad una prova iniziatica, cancellando metà del tracciato ed invitando il defunto a completarlo per poter proseguire il viaggio. Se non riuscirà a ricomporre il cammino Temes lo divorerà e gli impedirà per sempre di raggiungere il paese dei morti- antenati

Scrive Mircea Eliade a proposito delle funzioni rituali che accomunano il mandala al labirinto:

Da un lato esso simboleggiava l’aldilà: chiunque vi penetrava, grazie all’iniziazione, realizzava effettivamente un descensus ad inferos ovvero una morte seguita da resurrezione; ma rappresentava anche una difesa sia spirituale ( contro i demoni o gli spiriti maligni..) che materiale ( contro i nemici o gli invasori) .

Nella cultura cristiana uno dei primi labirinti su muro è inciso sulla facciata della cattedrale di Lucca. I fedeli, prima di varcare la soglia, seguivano col dito il percorso scolpito nella parete, il gesto aveva la funzione di pacificare la mente prima dell’ incontro con Dio.

Il più noto dei labirinti in Europa è quello della Cattedrale di Chartres, in Francia il cui sviluppo lineare è pari a duecentonovantaquattro metri, che i pellegrini percorrevano in ginocchio e recitando preghiere.

Esso sostituiva il viaggio in Terrasanta e procurava le stesse indulgenze.

Al centro del labirinto c’era spesso una rosa, equivalente occidentale del fiore di loto, simbolo di Dio, la salvezza.

“ L’ esistenza di ciascun uomo è un labirinto al centro del quale si trova la morte che porta alla rinascita: Sta a noi disegnare la porta di ingresso a questo mondo, come sta a noi interpretarla”

Michael Artman “ Il costruttore di labirinti”

domenica 3 aprile 2011

Il Mandala ed Il Labirinto


Mircea Elide trova delle funzioni rituali che accomunano il labirinto ed il mandala:

“ Da un lato esso simboleggiava l’aldilà, chiunque vi penetrava, grazie all’iniziazione, realizzava effettivamente un “descensus ad inferos” (morte seguita da resurrezione) esso rappresentava anche un “sistema di difesa” sia spirituale ( contro gli spiriti maligni, demoni …) che materiale contro i nemici”.

Due aspetti infatti accomunano il labirinto al mandala: l’accesso al labirinto ed al mandala è possibile solo attraverso un’iniziazione; entrambi “proteggono” l’iniziato che percorre il tracciato, contro le forze negative e lo aiutano nello stesso tempo a “concentrarsi” a trovare il proprio centro.

Alla periferia del mandala si aprono quattro porte cardinali, difese da immagini terrificanti, denominate “ i guardiani delle porte" . Il loro compito è duplice: da una parte, i “ guardiani” difendono la coscienza contro le forze disgregatrici dell’inconscio, dall’altra hanno una missione offensiva: per avere presa sul mondo fluido e misterioso dell’inconscio, la coscienza deve portare la lotta nel campo stesso del nemico, e dunque assumere l’aspetto violento e terribile che si adatta alle forze da combattere. D'altronde anche le divinità che si trovano all’interno del mandala hanno talvolta un aspetto terrificante; sono le divinità che l’uomo incontrerà dopo la morte, nello stato di bardo.

Teseo affronterà ed ucciderà il minotauro - lil mostro metà uomo e metà toro- all'interno del labirinto di Cnosso.

I “guardiani delle porte” e le divinità terribili sottolineano il carattere iniziatico della penetrazione in un mandala. Ogni iniziazione presuppone il passaggio da un modo d’ essere ad un altro, ma questo cambiamento di regime ontologico è preceduto da una serie più o meno grandi di “prove” che il candidato deve superare.

La prova tipica dell’iniziazione è la “lotta contro il mostro”. A livello tantrico, i “ mostri” raffigurano le forze dell’inconscio uscite dal “ vuoto” universale: si tratta di vincere l’orrore che suscitano. E’ noto che le dimensioni e l’aspetto terribile dei “ Mostri” non sono altro che una creazione della “ paura iniziatica”.

Questo aspetto dell’iniziazione rivela alcune somiglianze di struttura tra il mandala ed il labirinto. Un certo numero di mandala hanno, d'altronde, un disegno nettamente labirintico. Tra le funzioni rituali del labirinto, soprattutto due ci interessano: da un lato esso simboleggia l’al di là; chiunque vi penetrava, grazie all’iniziazione, realizzava un “descensus ad inferos“ morte seguita da resurrezione ; esso rappresentava, inoltre, un sistema di difesa, spirituale ( contro le forze del caos, gli spiriti cattivi, i demoni) che materiale (contro i nemici). Poiché la città costituiva, come il tempio o il palazzo, un “ Centro del mondo”, la si difendeva per mezzo di labirinti o di mura contro gli invasori e contro le forze malefiche che cercavano di riportare le “forme” allo stato di amorfismo da cui erano uscite.


Il re di Creta Minosse fece costruire da Dedalo e Icaro un labirinto così intricato che gli stessi artefici non riuscirono a trovare, dopo averlo ultimato, l'uscita. Costruirono allora delle ali e in volo abbandonarono il labirinto.


Considerata sotto questo punto di vista, la funzione del mandala – come quella del labirinto- sarebbe per lo meno duplice: da un lato, l’inserimento in un mandala disegnato sul terreno equivale ad una iniziazione; dall’altro lato, il mandala “difende” il discepolo contro ogni forza distruttiva e lo aiuta nel medesimo tempo a concentrarsi, a trovare il proprio “centro”.


Nel mandala i terrifici guardiani delle porte difendono la coscienza contro le forze disgregatrici dell’inconscio e dall’altra hanno una missione offensiva: per avere presa sul mondo fluido e misterioso dell’inconscio, la coscienza deve portare la lotta sul campo stesso del nemico, ed assumere l’aspetto violento e terribile che si adatta alle forze da combattere.


Teseo, ucciso il mostro, ritrovò l'uscita dal labirinto riavvolgendo il filo che gli aveva consegnato Arianna prima di compiere la terribile impresa







venerdì 1 aprile 2011

Cos'è un Mandala




La forma più comune nella quale si presenta il mandala è una serie di cornici concentriche, che ospitano una struttura quadrata con quattro porte disposte a croce.

In questo schema geometrico si inseriscono divinità ed oggetti simbolici di varie forme. Le cornici circolari che racchiudono il mandala evidenziano le diverse trasformazioni coscenziali che il meditante deve realizzare per potere raggiungere l’illuminazione.

La prima cornice quella delle fiamme, simboleggia il fuoco purificatore della conoscenza che brucia i pensieri mondani e trasforma la mente;

la seconda, costituita da una serie di vajra, gli scettri di diamante, esprime la forza della determinazione e il coraggio nel perseguire il sentiero dell’illuminazione.

La terza cornice si articola in 8 “cimiteri” o luoghi di cremazione che indicano come gli stati di coscienza umana debbano essere annientati per acquisire la vera visione.

L’ultima cornice infine, una ghirlanda di fiori o di petali di loto, rimanda al cuore del praticante e attesta la pura devozione che lo anima, rendendolo degno di entrare nel palazzo del mandala.

Il palazzo è spesso raffigurato nel tracciato da cinque fasce di colori diversi che rimandano ai cinque elementi costitutivi dell’universo. Nelle mura si aprono, in direzione dei punti cardinali, quattro porte dette torana. Queste sono sormontate da numerosi oggetti: da parasoli che simboleggiano la regalità e la sacralità; da banderuole, che emergono da vasi considerati emblema di abbondanza e pienezza; da due gazzelle che inquadrano il dharmachakra, la ruota a otto raggi simbolo dell’ottuplice sentiero.

Le porte sono presidiate da divinità irate, pronte a scoraggiare i non iniziati dal penetrare all’interno. La presenza dei guardiani delle porte è una costante del mondo indiano, sia esso di cultura buddista o indù; la figura armata e bellicosa controlla la soglia, quel limite tra il sacro ed il profano che solo chi è degno può varcare senza pericolo. Ma un altro messaggio veicolano i guardiani: l’ingresso nello spazio sacro, sia esso un tempio o un mandala, corrisponde alla discesa nel profondo di se stessi, attraversando i luoghi tenebrosi che stanno oltre la soglia del conscio, pericolosi per i non iniziati che si trovano ad affrontare risvolti inquietanti ed oscuri della propria natura fino ad allora rimossi od ignorati.

L’area all’interno del palazzo del mandala viene ripartita utilizzando le tre forme geometriche del quadrato, triangolo, cerchio, da sole o in combinazione. Così la superficie del palazzo può presentarsi suddivisa in più quadrati, oppure articolarsi in una serie di quadrati concentrici, che andrebbero visualizzati in verticale, cioè come una serie di terrazze sovrapposte in ordine decrescente, secondo il modello architettonico dei templi più importanti del sud-est asiatico.

Tracciando le diagonali del quadrato, questo viene suddiviso in quattro triangoli isosceli; attorno al centro si possono inserire inoltre più cerchi di numero pari, in una disposizione a petali. La costruzione è sempre simmetrica e ospita in ogni spazio particolari divinità o forme del Buddha che lo presidiano.

Il palazzo evoca la regalità, connessa strettamente con la sacralità. Il sovrano è infatti garante dell’armonia, della pace e dell’equilibrio, che si attuano solo realizzando a livello umano gli ideali supremi dell’Essere.

Il termine chakravartin, “ signore della ruota”, si applica infatti sia al monarca giusto che all’ illuminato, entrambi vincitori del disordine, esteriore e sociale il primo; interiore e psichico il Buddha.

Cos'è un Mandala




Il Mandala

è un'immagine dell'universo


una teofania

è un ricettacolo degli dei

uno spazio sacro che permette la comunicazione fra cielo terra e le regioni sotterranee

è l'universo intero nel suo processo di emanazione e di riassorbimento e ne raccoglie in sé la taumaturgica potenza




Il Mandala è un diagramma geometrico complesso che ha origine de una prassi religiosa millenaria, sviluppatasi nella valle dell'indo, le cui tracce risalgono al 3000 a.c.

E' un termine sanscrito che significa " cerchio" o " circolo", le traduzioni tibetane lo rendono anche con "centro" o ciò che " circonda"

Simbolo universale, il cerchio alle origini della civiltà indiana rappresentava il sole o la luna e la ruota, intesa come tempo ciclico.



La prima espressione indiana di questa intuizione in cui il centro, come il mozzo nella ruota, racchiude il punto luminoso della coscienza si trova in un passo della Brhdaranyaka Upanisad II,5,15
.
" Come tutti i raggi sono collegati nel mozzo e nella circonferenza della ruota, tutti gli dei, tutti i mondi, tutti gli organi sono collegati in quell'anima"

e più tardi in un testo tantrico si legge
" Poi immagina che tutti i raggi assumano l'aspetto della dea: come eternamente dal sole emanano i raggi così anche le dee sorgono dal corpo della Dea"



Nel periodo vedico il cerchio fu ritenuto un potente campo d'energia psico-fisica, una sorta di area sacra dentro cui compiere un sacrificio.
Gli altari erano considerati luoghi sacri in cui discendevano gli dei, spazi privilegiati separati magicamente dal resto del territorio, in cui avveniva la comunicazione tra le tre zone cosmiche: cielo terra e regioni sotterranee.

Ma il mandala è molto di più di una superfice consacrata.
" Esso è di fatto un cosmogramma..è l'universo intero nel suo schema essenziale, nel suo processo di emanazione e di riassorbimento...inteso non solo nella sua inerte distesa spaziale ma come rivoluzione temporale: un processo vitale che si svolge da un principio essenziale e ruota intorno ad un asse centrale, la montagna Sumeru, l'axis mundis su cui poggia il cielo e che affonda le basi nel sottosuolo misterioso...Ponendosi al centro l'officiante si identifica con le forze che regolano l'universo e ne raccoglie in sé la taumaturgica potenza...Chi se ne serviva non fu più soltanto sollecito di un ritorno al centro dell'universo, quanto piuttosto di un refluire delle esperienze della psiche alla concentrazione, per ritrovare l'unità della coscienza raccolta e non più distratta e per scoprire l'unità ideale delle cose.
Il mandala non è più allora un cosmogramma ma un psicocosmogramma, lo schema della disintegrazione dall'uno al molto e della reintegrazione del molto all'uno, a quella coscienza assoluta, intera e luminosa, che lo yoga fa brillare in fondo al nostro essere" Giuseppe Tucci - Teoria e Pretica del mandala


giovedì 31 marzo 2011

Tutto ciò che il potere del mondo fa lo fa in un circolo




Per gli indiani Pueblo, i coraggiosi coloni del Sudovest, la struttura fondamentale della loro religione era il concetto basilare che ciascun uomo doveva mantenersi in armonia con Dio e con il creato.
Il primo sintomo di disarmonia era la malattia e quindi le cerimonie si centravano sulla guarigione dei pazienti, con lo scopo di alleviare non solo le loro pene, ma anche quelle di tutti gli altri componenti del gruppo.
Nel corso di alcuni riti i Pueblo disegnavano con colori in polvere composizioni circolari astratte di carattere sacro sul pavimento dei loro Kiva.
Quando le bellicose tribù Navaho conquistarono e sottomisero i pacifici Pueblo, ne copiarono i riti mischiando la loro mitologia nordica a quella ricchissima delle popolazioni del Sudovest fino a dar vita ad un insieme di miti di elevatissima qualità poetica

Le composizioni all'interno dei Kiva si trasformarono nelle famose " pitture sulla sabbia", che consistono di centinaia di disegni simbolici riprodotti a memoria con la stessa cura e concentrazione con cui un monaco tibetano realizza il suo mandala di sabbia.

Più che pitture esse sono in realtà degli altari, sui quali i Navaho raffiguravano oggetti sacri stilizzati, utilizzando solo la destra per sistemare i colori e iniziando sempre dal motivo centrale, procedendo verso l'esterno.

Le forme che cambiavano a seconda della cerimonia in corso, erano unificati dal concetto fondamentale della guarigione degli ammalati, ma venivano eseguite anche per invocare la pioggia e assicurare il raccolto.






Le pitture sulla sabbia variavano a seconda dei canti e delle cerimonie.
Le cerimonie che duravano a lungo- alcune protraendosi per nove giorni e nove notti- richiedevano pitture diverse ogni giorno.
Alla fine di ogni cerimonia giornaliera, la pittura sulla sabbia di quel giorno veniva distrutta e ne veniva eseguita una nuova.


Le analogie con il mandala Kalachakra sono sorprendenti


Tempi luoghi culture diverse e distanti

uniti dallo stesso simbolo

Il Cerchio












lunedì 28 marzo 2011

Tutto ciò che il potere del mondo fa lo fa in un circolo





Nella cultura degli indiani d'America la Ruota di Medicina è un elemento fondamentale di coesione, denso di profondi significati. In essa tutto ha inizio e fine. Il cerchio sacro è disegnato sulla terra, perché è proprio grazie alla terra che gli esseri umani si nutrono, sulla terra vivono, nella terra ritornano. Ma nel cerchio sacro si realizza anche la relazione con il creato e con Wakan Tanka, Il Grande Spirito.

Ancora una volta il cerchio
come simbolo dell'Universo
ancora una volta una Ruota
come simbolo dell'eterno movimento dell'uomo
all'interno del creato.


Secondo gli indiani l'uomo nasce su uno dei segmenti della ruota; in una delle quattro direzioni e da queste dipendono le sue qualità o i suoi limiti, solo il viaggio nella ruota può condurlo alla realizzazione di sé stesso come uomo.
Il nord, il luogo degli anziani, gli darà conoscenza e saggezza
nell'ovest apprenderà la direzione dello sguardo interiore
al sud percepirà i sentimenti profondi del cuore
ad est intuirà la direzione spirituale della visione delle origini




".....Avete osservato che tutto ciò che un indiano fa è in un circolo, e questo perché il potere del mondo sempre lavora in circoli, e tutto cerca di essere rotondo. Nei tempi andati, quando eravamo un popolo forte e felice, tutto il nostro potere ci veniva dal cerchio sacro della nazione e finché quel cerchio non fu spezzato, il popolo fiorì. L'albero fiorente era il centro vivente del cerchio, e il circolo dei quattro quadranti lo nutriva.
L'est dava pace e luce, il sud dava calore, l'ovest la pioggia, il nord con il suo vento freddo e potente dava forza e resistenza.
Tutto ciò che il potere fa lo fa in un circolo.
Il cielo è rotondo ed ho sentito dire che anche la terra è rotonda come una palla, e così sono anche le stelle. Il vento quando è potente soffia in turbini. Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa della nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in circolo. La luna fa lo stesso e tutti e due sono rotondi.
Perfino le stagioni sono un grande circolo nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. La vita dell'uomo è un circolo, dall'infanzia all'infanzia, e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove.
Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli, e inoltre erano disposte sempre in circolo, il cerchio della nazione, un nido di molti nidi dove Wakan Tanka- il Grande Spirito- voleva che noi covassimo i nostri piccoli..."

da
" Alce Nero parla"






sabato 26 marzo 2011

la via del mandala





..... ieri era solo l'inizio di un lungo percorso l'inizio di una condivisione di conoscenze e di esperienze sul mandala e con il mandala che vorrei condividere con tutti coloro che lo utilizzano lo apprezzano lo studiano o lo ignorano

Eludendo i limiti posti dallo spazio e dal tempo
, volti al passato, immersi nel presente, proiettati nel futuro

Mai come adesso l'umanità ha bisogno del potere risanante del mandala. Il nostro mondo diviso e lacerato invoca a gran voce quella forza aggregante che costituisce il più grande potere della sua geometria simbolica.


L'uomo occidentale, probabilmente innamorato dell'idea di poter determinare e decidere individualmente ogni cosa in ogni istante, ha ignorato i mandala così a lungo proprio perchè essi gli mostrano chiaramente il quadro della sua vita e la forte componente di predeterminazione.


Ma molti di noi desiderano essere parte del cerchio mandala, proiettati verso il centro, il punto aldilà dello spazio e del tempo, definito dalla
Chandogya Upanisad :
" ..
Questo Sè dentro il mio cuore, che è più piccolo di un chicco di riso..o del centro di un grano di miglio, è più grande della terra, più grande dello spazio, più grande del cielo, più grande di tutti i mondi".

Entrare in contatto con il proprio centro ci consente di scoprire cosa si nasconde in ciascuno di noi. Ricentrarsi significa recuperare l'energia per gestire meglio le propie risorse.
In un'epoca in cui prevale l'"avere" sull "essere", bisogna ritrovare l'entusiasmo di percorrere la via che porta all'interno, al nostro centro spirituale.
I mandala ci possono mettere in contatto con la nostra profonda saggezza interiore, aiutandoci ad esprimere ciò che siamo realmente.

La via del mandala può diventare una celebrazione del dono stesso della vita, un'opportunità per crescere, per amare e per essere.

giovedì 24 marzo 2011

L'universalità del mandala

In tutte le epoche gli uomini hanno ricercato l'unità, la perfezione
L'unica immagine durevole che è riuscita a rappresentare questo ideale
in tutto il mondo è il CERCHIO

Se consideriamo la nostra storia biologica scopriamo di derivare da un piccolo uovo rotondo, avvolto nello spazio sferico dell'utero. Entriamo nel mondo attraverso un'apertura circolare e ci ritroviamo su un pianeta di forma sferoidale che segue un'orbita circolare attorno al sole, la cui forma è un cerchio. Se osserviamo in profondità la materia, scopriamo un altro universo i cui elementi si muovono vorticosamente in percorsi circolari.

L'esperienza subliminale del movimento circolare è iscritta nel nostro corpo.
Siamo perciò predisposti ad interagire con la forma circolare e condividiamo questa predisposizione con tutta l'umanità presente e passata.
Ma anche tutta la natura si manifesta attraverso la forma circolare. La sezione orizzontale di ogni singolo stelo, ramoscello arbusto, tronco è un cerchio mandala. La perla è un mandala, e ogni fiore è un mandala e infinite sono le strutture circolari che avvolgono come una ragnatela lo spazio. Questa la ragione perché gli uomini hanno adottato da tempi immemorabili il cerchio come simbolo della coscienza, della vita e della morte, come luogo di rinascita e guarigione e come la primordiale forma dell'universo.
Si ritrovano miti creazionistici fondati sull'idea del cerchio in Europa, in Africa nelle Americhe e principalmente nella cultura orientale.
Il cerchio è dunque un motivo risonante con le più profonde intuizioni dell'umanità.



" ..Pose una sfera che ruota circolarmente, unica e solitaria, ma a motivo della sua perfezione capace di essere compagnia a se stessa, senza bisogno di amicizia o vicinanza alcuna..." Platone

".....Sin dall'inizio - abbiamo più volte rilevato- la filosofia mostra che il TUTTO è un Circolo: dall'unità originaria divina che contiene in sé tutte le cose deriva l'universo, e la derivazione è insieme divisione dell'unità nella molteplicità delle cose e ritorno dell'universo nell'unità da cui è uscito..." Plotino