mercoledì 24 maggio 2017

Forse la ragione più profonda che ci fa temere la morte...







Forse la ragione più profonda che ci fa temere la morte  è il non sapere chi siamo. Crediamo di essere un’individualità personale, unica e separata; ma se osassimo esaminarla, scopriremmo che questa individualità dipende da una serie infinita di cose che la sorreggono: nome e cognome, la nostra “ biografia”, il compagno o la compagna, la famiglia, la casa, il lavoro, gli amici, le carte di credito…E’ sul loro fragile appoggio transitorio che costruiamo la nostra sicurezza.  
 Sogyal Rinpoche

giovedì 18 maggio 2017

YOGA: La scienza dell'anima.....





..Lo Yoga è una scienza, una metodologia per il risveglio interiore... ma senza motivazioni ed attaccamento.... I desideri sono caduti, la mente si è arrestata, e questo è Yoga....

...Il Buddha diceva.....che si diventa quello che si pensa. Il pensiero determina tutto ciò che sei. Se sei finito dipende dal tuo punto di vista: abbandona questa opinione e diventi infinito....L’intero processo dello Yoga tende proprio a questo: come abbandonare la cornice, come distruggere lo specchio, come spostarsi dal riflesso a ciò che è reale, come andare oltre i confini.

I confini sono creati da noi, non sono reali, sono semplici pensieri. Per questo, quando nella mente non esistono pensieri, tu non esisti. Una mente priva di pensieri è priva di ego, una mente priva di pensieri è senza limiti; una mente priva di pensieri è già l’infinito. 

..,Lo Yoga è il sentiero che collega la parte conscia con l’inconscio. La parte conscia è inattiva. La parte inconscia è quella che agisce. Cambia l’inconscio solo allora la tua vita avrà un vero significato.  

Lo Yoga non crede in una comprensione mentale. Crede nella comprensione del corpo: una comprensione del corpo in cui è coinvolta la tua totalità. Tu non cambi solo a livello mentale, cambiano anche le fonti profonde del tuo essere

Tutti i passi dello Yoga servono a disfare qualcosa che hai costruito. Sono un processo in negativo: non si deve creare nulla di nuovo, si deve solo distruggere ciò che è sbagliato....non devi fare nulla in positivo, solo qualcosa in negativo. Il positivo è già nascosto dentro di te. E’ simile ad un fiume che scorre nascosto sotto la roccia. Vuole essere liberato e scorrere. La roccia è presente e la si deve spostare....

...Per questo lo Yoga può diventare estremamente significativo e denso di valori per la mente moderna, perché può salvarti. Ti può insegnare di nuovo come essere qui e ora, come scordare il passato, come dimenticare il futuro e restare nel momento presente con una intensità tale da rendere questo momento atemporale: questo preciso istante diventa eternità. 

Lo Yoga afferma...che più sei impaziente e maggiore sarà il tempo che occorrerà alla tua trasformazione. Più hai fretta, più ritarderai. 
......il maestro Zen Buizhang Huaihai ha detto:” Cerca e non troverai; non cercare, e troverai immediatamente. Fermati ed è lì. Corri e non è da nessuna parte”. 


Osho
Yoga: La Scienza dell’Anima

venerdì 12 maggio 2017

Hosho: Aprirsi alla vita.....





.....Tu hai detto che quando il corpo sottile è fuoruscito, non può rientrare completamente nel corpo fisico; l’interazione e l’armonia esistenti tra loro sono distrutti per sempre. Ecco perché gli yogin sono sempre malati e muoiono in giovane età..Come possiamo prepararci per evitare questo conflitto? Si può ridurre al minimo questa possibilità? E come ?
Anche in questo caso si deve comprendere che, quando il corpo sottile esce da  quello fisico, l’ordine naturale viene necessariamente distrutto. Non si tratta di un fenomeno naturale; lo si dovrebbe definire soprannaturale. Quando accade un fenomeno contrario, o superiore alla natura, l’intera armonia e l’equilibrio naturali si trasformano in disordine. E’ necessaria una grande preparazione per proteggersi da un tale stato di disordine. In questo caso, diversi yogasana e mudra, le posizioni dello Yoga, sono utilissimi. In realtà, tutte le tecniche dell’Hatha-yoga servono proprio a questo: hai bisogno di un corpo straordinario, un corpo comune non servirà. Hai bisogno di un corpo d’acciaio, in modo che possa resistere a un fenomeno innaturale di tale portata.
Per esempio, tra il corpo di Ramamurti e quello di qualsiasi altro essere umano non c’erano differenze fondamentali, ma egli conosceva alcuni principi. Uno di questi lo vediamo ogni giorno, ma non ci facciamo mai caso: un pneumatico gonfiato può sopportare il peso di una macchina. Fa uscire un po’ d’aria e la macchina non si muoverà più …
Attraverso una speciale tecnica di pranayama è possibile riempire i polmoni di tanta aria da poter sostenere, con il corpo, il peso di un elefante. Il torace funziona esattamente come un pneumatico, come una camera d’aria. …….
L’Hatha- yoga ha scoperto molte tecniche che danno al corpo una speciale disciplina. Sono discipline come queste che creano la differenza. Ecco perché un hatha yogin non muore mai giovane, al contrario di un raja yogin come Vivekananda o Shankara. La ragione è che l’hatha yogin impartisce al corpo, prima che possa accadere un evento del genere, una disciplina totale. Per preparare il corpo a qualsiasi evento innaturale, egli svolge delle pratiche innaturali……………………
Nel Tibet, un lama sta seduto nudo in mezzo alla neve, e sarai stupito che sta sudando. Questo lama sta lavorando perché il suo corpo sudi anche sotto la neve. Il suo sforzo  è molto innaturale.   Esistono diversi altri modi per preparare il corpo. Se il corpo ha attraversato questa preparazione, si adatta a sopportare qualsiasi evento innaturale. A quel punto non subirà danni; ma di solito queste preparazioni richiedono anni. Di conseguenza la disciplina del Raja yoga trova inutile spendere tanti anni in preparativi, solo per vivere un po’ di più. Venti o trent’anni…. Se un’uomo comincia all’età di quindici anni, ne avrà cinquanta quando sarà completamente pronto.
Per questo la disciplina del Raja  yoga ha deciso di non preoccuparsi troppo del corpo. Se accadesse un evento innaturale ed il corpo morisse, andrebbe bene comunque. Che bisogno c’è di tutelarlo?..Ecco perché Shankara è morto all’età di trentatré anni. Il suo corpo non era preparato a reggere un evento di tale portata…….Se qualcuno avesse detto a Shankara:” Praticando l’Hatha- yoga avresti potuto vivere fino a settant’anni” egli avrebbe risposto: “ Ma avrei dovuto lavorare quarant’anni per questo. Trovo che sia inutile fare uno sforzo simile. Mi piace l’idea di morire all’età di trentatré anni, non ci trovo nulla di sbagliato.”
Ecco perché a poco a poco l’Hatha-yoga è decaduto: nessuno era pronto a seguire la sua lunghissima disciplina. Ma la mia sensazione è che, in futuro, potrebbe tornare in auge, se venisse sostenuto dall’uso della scienza. Secondo me, ciò che prima richiedeva trentacinque anni, adesso, con l’ausilio della scienza, si può completare in cinque…Comunque ci vorranno anni prima che possa nascere un Hatha-yoga scientifico; e io credo che nascerà in Occidente, non in India, perché l’India non possiede alcun contesto scientifico..
 OSHO

Aprirsi alla vita



giovedì 11 maggio 2017

Quale è la differenza fra lo Yoga tradizionale ed il Tantra?.....






“Qual è la differenza tra lo Yoga tradizionale ed il Tantra?”
Tantra e Yoga sono fondamentalmente diversi. Raggiungono lo stesso obiettivo, però i loro sentiero sono non solo diversi, ma anche opposti.
Anche il processo yoga è una metodologia; anche lo Yoga è una tecnica. Lo Yoga non è filosofia. Proprio come il Tantra, lo Yoga dipende dall’azione, dal metodo, dalla tecnica: il fare conduce all’essere anche nello Yoga, ma il processo è diverso.
Nello Yoga si deve lottare: è la via del guerriero. Sul sentiero del Tantra non si deve assolutamente lottare. Anzi, al contrario, si deve indulgere, ma CON CONSAPEVOLEZZA.
Yoga è reprimere con consapevolezza, tantra è indulgere con consapevolezza…..
Nello Yoga per andare oltre dovete lottare con voi stessi. Nello Yoga, il mondo e Moksa (liberazione)- voi quali siete e quali potete essere- sono due cose opposte. Reprimete, lottate, dissolvete ciò che siete in modo da raggiungere ciò che potete essere. Dovete morire per far si che il vostro essere reale nasca.
Agli occhi del Tantra lo Yoga è un profondo suicidio: dovete uccidere il vostro corpo, i vostri istinti, i vostri desideri. Il  tantra dice di accettarvi così come siete. E’ un’accettazione profonda…Non create nessuna frattura…. Secondo il Tantra dovete usare la vostra energia sessuale. Non combattetela: trasformatela.
…Lo Yoga attrae molto perché è esattamente l’opposto della mente comune……
Ci sono due sentieri: Yoga e Tantra…Questi due approcci sono diversi. Non dico che non si possa arrivare alla meta tramite lo Yoga, ma non con lo Yoga che è prevalente. Lo Yoga che è prevalente non è veramente Yoga, ma l’interpretazione delle vostre menti malate . Lo Yoga può essere un autentico approccio  verso il Supremo, ma ciò è possibile solo quando la vostra mente non sia malata, non stia male. Mahavira ad esempio era sul sentiero dello Yoga, ma non reprimeva realmente il sesso: lo aveva conosciuto, aveva familiarità con esso: non lottava.
Quando conoscete qualcosa ne diventate liberi: semplicemente cade, come cadono le foglie morte da un albero. …….In un mondo sano, dove ognuno viva la propria vita autenticamente, individualmente, non imitando gli altri sono possibili entrambi i sentieri. Un uomo del genere potrà imparare la profonda sensibilità che trascende i desideri, potrà giungere al punto in cui tutti i desideri divengono inutili e cadono….Lo Yoga condurrà a questo nello stesso modo in cui il Tantra può condurvici….In quel mondo dove l’uomo sia naturale, il Tantra e lo Yoga condurranno al trascendimento dei desideri.
Nella nostra società malata, non possono fare da guida né lo Yoga né il Tantra, perché se scegliamo lo Yoga non lo scegliamo perché i nostri desideri sono diventati inutili-no!...Se scegliamo lo Yoga lo scegliamo come tecnica di repressione, se scegliamo il Tantra scegliamo il Tantra con astuzia : usandolo con un profondo inganno per indulgere. Perciò con una mente malata non possono funzionare né il Tantra né lo Yoga. Per poter cominciare occorre avere una mente sana, in particolare una mente sessualmente sana. Allora non sarà difficile scegliere il vostro sentiero: potete scegliere lo Yoga come potete scegliere il Tantra.  Esistono due tipi di persone- fondamentalmente maschili e femminili: non biologicamente, ma psicologicamente.
Coloro che sono psicologicamente maschili- aggressivi, violenti, estroversi- per questi il sentiero è lo Yoga. Per coloro che sono femminili- ricettivi, passivi, non violenti- il Tantra è il loro sentiero.
Potete averlo notato: per il tantra sono molto importanti la Madre, Kali, Tara e tante altre Devi, Bhairavi. Nello Yoga non sentirete mai menzionare una divinità femminile……
Lo Yoga è energia che fuoriesce, e il Tantra è energia che muove verso l’interno. Potete dirlo in termini psicologici moderni: lo Yoga è estroverso, il Tantra è introverso, perciò dipende dalla personalità. Se avete una personalità introversa, allora la lotta non è per voi; se avete una personalità estroversa; allora la lotta è per voi.



Bhagwan Shree Rajneesh
Il libro dei segreti
Discorsi su”Vijnana Bhairava Tantra”

IL SENTIERO DELLO YOGA
E IL SENTIERO DEL TANTRA
2 ottobre 1972, Bombay, India

 Pag 28-36

mercoledì 10 maggio 2017

Una lettera di Sri Aurobindo a suo fratello Barin



7 aprile 1920
mio caro Barin,
ho ricevuto la tua lettera, ma fino ad oggi non sono riuscito a risponderti. Anzi è un miracolo che adesso possa star seduto qui a scriverti: per me è un vero e proprio avvenimento scrivere questa lettera; in bengali, poi…
Parliamo prima di tutto del tuo Yoga: Vorresti incaricarne me, e io non chiedo di meglio; ma questo vuol dire incaricarne Colui che muove entrambi, te e me, apertamente o nascostamente, per mezzo della sua divina Shakti. Devi perciò sapere che come inevitabile conseguenza dovrai incamminarti per quella particolare strada che Egli mi ha ordinato di seguire e che io chiamo la via dello “Yoga integrale”. Il punto da cui sono partito- quello che mi è stato trasmesso da Lelé - era solo una ricerca della Strada, un giro d’orizzonte: una prima presa di contatto, un punto di partenza: prendere in mano o esaminare con rigore questo o quell’aspetto dei vecchi Yoga parziali, sperimentandone a fondo uno per poi passare ad un altro.
In seguito, una volta arrivato a Pondichéry, questa condizione instabile è finita. Il Guru del mondo, che è dentro di noi, mi ha dato allora tutte le istruzioni necessarie al mio cammino: la teoria completa, le dieci membra del corpo di questo Yoga. Durante gli ultimi dieci anni me ne ha fatto dissodare il terreno attraverso l’esperienza, che non è ancora terminata. Ci vorranno forse ancora un paio di anni, per cui dubito di potere tornare in Bengala prima che sia finita. Pondichéry è il luogo che mi è stato indicato per le siddhi (realizzazione) del mio Yoga, eccetto però per quanto riguarda una parte di questo Yoga: quella dell’azione. Il centro del mio lavoro resta il Bengala; ma spero, il suo raggio d’azione si estenderà a tutta l’India e alla terra intera.

Ti scriverò in seguito in che consiste il cammino di questo Yoga. Oppure, se verrai qui, te lo spiegherò a voce. In questo campo è meglio parlare che scrivere. Per il momento posso dire una cosa sola: il suo principio basilare è di armonizzare e di unificare la perfetta conoscenza con l’azione completa e con la completa bakti (adorazione), innalzandole al di sopra della mente e in fondendovi una completa perfezione sul piano sopramentale o Vijnana ( Gnosi). Il difetto dei vecchi Yoga consisteva nel fatto che, proprio perché possedevano la conoscenza della mente, l’esperienza dello Spirito si accontentavano di farla nella mente. Ma la mente riesce ad afferrare solo ciò che è diviso e parziale: non può assolutamente cogliere l’infinito e l’indivisibile. I mezzi di cui dispone per raggiungere l’infinito sono il Sannyasa ( Rinuncia), il Moksha ( Liberazione) e il Nirvana- altri non ne possiede. E in effetti chiunque può raggiungere il Moksha senza- forma; ma a che pro’? Il Brahman, il Sé, Dio, comunque esistono sempre. Quello che Dio vuole dall’uomo è potersi incarnare quaggiù nell’individuo e nella collettività: realizzare Dio nella vita.
Le antiche strade yoghiche non sono riuscite ad armonizzare o unificare lo spirito con la vita: al contrario, hanno rinnegato il mondo, considerandolo maya o un effimero gioco. Il risultato è stato la perdita del potere di vita e la degenerazione dell’India. Come dice la Gita: “ Se non mi dedico alle opere queste genti periranno”. E le genti dell’India sono andate davvero in rovina. Alcuni sannyasin bairaga ( asceti) sono diventati santi perfetti e liberati, alcuni bhakta (adoratori di Dio) si sono messi a danzare nell’estasi folle dell’amore e nella dolce emozione dell’Ananda (suprema gioia); e poi un popolo intero è diventato amorfo, svuotato di intelligenza, è precipitato nel tamas (inerzia)- è questo il risultato di una vera spiritualità? Certo che no, anche se dobbiamo innanzi tutto arrivare ad avere tutte le possibili esperienze parziali sul piano mentale, lasciando che la mente venga inondata ed illuminata dalla luce spirituale; dopo di che, però, bisogna andare oltre.  Se non andiamo oltre, se cioè non ci innalziamo fino al piano sopramentale, non potremo mai conoscere il segreto ultimo del mondo, e il problema che esso pone resterà irrisolto. Sul piano sopramentale l’ignoranza generatrice della dualità Spirito-Materia e della contrapposizione fra verità dello Spirito e verità della vita scompare. Lì non è più possibile parlare del mondo come maya. Il mondo è il Gioco eterno di Dio, la manifestazione eterna del Sé. Allora diventa possibile conoscere Dio interamente, e possederLo interamente. “ ConoscerMi integralmente”, come si esprime la Gita. Corpo fisico, vita, mente e comprensione, Sopramentale, Ananda: sono questi i cinque piani dello Spirito. Più l’uomo s’innalza lungo questa via ascendente, più si avvicina a quello stato di perfezione suprema che si spalanca davanti alla sua evoluzione spirituale. Una volta raggiunto il Sopramentale, è facile innalzarsi fino all’Ananda. Allora si acquisisce la solida base di uno stato di Ananda indivisibile e infinito non solo nel Parabrahman (Assoluto) fuori del tempo, ma anche nel corpo, nella vita, nel mondo. L’essere integrale, la coscienza integrale, la Gioia integrale sbocciano e prendono forma nella vita.
E’ questa la chiave di volta del mio Yoga, il suo principio fondamentale.
Non è un cambiamento facile da realizzare. Dopo quindici anni mi trovo ancora soltanto al più basso dei tre gradini del Sopramentale, cercando di portare a quel livello tutte le attività inferiori. Ma quando questa siddhi sarà completa, sono assolutamente certo che attraverso di me Dio farà avere agli altri la siddhi sopramentale con uno sforzo meno grande. A quel punto comincerà il mio vero lavoro.
Non sono impaziente di avere successo nel mio lavoro. Quello che deve succedere succederà al momento voluto da Dio. Non sono portato a muovermi con furia disordinata, né a precipitarmi nel campo dell’azione lasciandomi spingere dagli impulsi del piccolo ego. Anche se non dovessi avere nessun successo nel lavoro, non ne sarò turbato. Perché questo lavoro non è mio, è di Dio. Non ascolterò nessun altro richiamo: quando Dio vorrà farmi muovere, allora mi muoverò.
(…….La particolarità di questo Yoga sta nel fatto che finché uno non ha raggiunto la siddhi in alto, le fondamenta non potranno mai dirsi perfette. In quelli che mi hanno seguito sono rimaste molte vecchie samskara ( tendenze spirituali): alcune sono scomparse, ma altre persistono. C’era la samskara della sannyasa ( rinuncia), e persino la tendenza a creare un Aravinda Math ( monastero di Sri Aurobindo). Adesso l’intelletto ha si riconosciuto che quello che ci vuole non è la rinuncia….)
Lo scopo che mi prefiggo non è una società basata, come la nostra attuale sulla divisione. Quello che ho in mente è un Samgha (comunità) basata sullo spirito, a immagine dell’unità spirituale. E’ da questo nome che mi è venuto il nome di Deva Samgha, cioè comunità di coloro che vogliono la vita divina. Un Samgha di questo genere deve cominciare a sorgere in un punto, per poi espandersi in tutto il paese. Ma basta che sull’impresa cada la minima ombra di egoismo perché il Samgha si tramuti in una setta…..
Mi dirai :  " Ma che bisogno c’è di un Samgha? L’importante è essere liberi e vivere in tutte le forme- che ognuno diventi l’Uno senza-forma, e poi in quest’immensità senza forma sarà quel che dev’essere!” C’è del vero in questo, ma è solo un aspetto della verità. Perché noi non abbiamo a che fare solo con lo Spirito privo di forma: dobbiamo anche governare il moto della vita. E senza una forma non ci può essere nessun reale movimento. Se il Senza- Forma ha preso forma, se ha assunto un nome e una forma, non è stato certo per un capriccio di Maya (l’illusione). Se esiste una forma è perché una forma è indispensabile. Noi non vogliamo escludere dal nostro campo d’azione nessuna attività del mondo. Politica, industria, società, poesia, letteratura, arte: tutte queste attività continueranno ad esistere; ma dobbiamo dare a ciascuna un’anima nuova e una nuova forma.


Da L’Agenda di Mére
22 luglio 1962,     pag 302