martedì 10 marzo 2020

Bianco e nero, gli estremi si toccano.......




Maschera Buddhista - Parigi , Museo del Quai Branly


Negli aspetti che evocano l’assoluto, l’infinito, l’estremo, il bianco non può fare a meno di evocare anche l’esperienza estrema dell’Io: la morte. Collocando il bianco nel contesto dell’iniziazione ciò è inevitabile. Tutti i rituali iniziatici, di fatto, parlano di un “morire alla vecchia vita” per risorgere a quella nuova. Nel suo carattere di colore iniziatico , estremo, inappellabile, il bianco dunque allude al tema della morte. L’iconografia cretese, greca, fenicia, etrusca ed egiziana è ricca di immagini che raffigurano i defunti avvolti nel lenzuolo funebre bianco.
Oggi il colore funerario è il nero e del bianco non restano che esili tracce, nei crisantemi bianchi del giorno dei morti e nella consuetudine di celebrare in bianco i funerali dei bambini. Anche certi modi di dire, come “morti bianche” o “vedove bianche”, testimoniano l’associazione fra la morte e questo colore.
Sembra quindi ricorrente il fatto che, una volta divenuti spiriti e fantasmi, gli uomini vengano immaginati di colore bianco; persino i vampiri, tentano invano di nascondere sotto il mantello nero il bianco cadaverico del loro mortale pallore.  L’immagine stessa della morte, quando appare denudata del nero mantello, assume l’aspetto di uno scheletro biancastro.
In molte culture africane gli animali sacrificati agli antenati che sono stati generosi e caritatevoli devono avere un manto bianco e le offerte consistono di farina bianca e di noci di cola schiacciate, anch’esse bianche. In queste culture il bianco funerario sembra proteggere i morti dagli influssi malefici ed i vivi dallo spettro della morte.  Questo contenuto simbolico sembra penetrare  in alcune credenze popolari che ritengono portatori di morte taluni animali bianchi, ad esempio i cani. Colpisce la similarità fra questa superstizione e quella che attribuisce analogo significato al gatto nero; questi due colori s’incrociano e si alternano nel costellare i temi legati alla morte.
In questo carattere comune, l’ assoluto, sta verosimilmente il tema simbolico che fa del nero e del bianco colori funerari, nonostante la loro diversità percettiva. Essi sembrano la più inconfutabile testimonianza di quanto sostenuto da due insigni studiosi , Heiss e Halder, e facilmente riscontrabili negli esempi riportati:
“ nella simbologia dei colori, a volte gli estremi si toccano.”
Scrive Jung che il bianco come colore della totalità, della riunificazione, della completezza” è figurazione simbolica che si addice anche al pensiero della morte come realizzazione estrema della totalità”.
La realtà della nostra esistenza quindi ci confronta puntualmente con l’esigenza del morire a certe forme di vita per rinascere ad altre.
Accade ogni volta che consideriamo chiusa una determinata esperienza e passiamo ad un’altra fase della nostra vita; ogni volta che ci rendiamo conto che una relazione è morta ed affrontiamo il rischio di intraprenderne una nuova, ogni volta che mettiamo in discussione convinzioni, opinioni, idee di cui siamo stati convinti e siamo capaci di cogliere la trasformazione dei tempi e di noi stessi.
Widmann op.cit.



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