martedì 18 novembre 2014

I Tantra ***





 Ma tutti i testi, e i Saggi lo sottolineano, dichiarano che il passaggio dalla realizzazione e trasmutazione dei grandi desideri umani  è sottile come la lama del rasoio. La caduta è profonda e la risalita dall’abisso è difficile perché i quadri psicosomatici, le reazioni sensorie, le abitudini e le forme mentali, la costituzione profonda dell’essere umano che ha seguito sconsideratamente e leggermente  la disciplina tantrica vengono completamente modificate.


 Per questa ragione è fondamentale la presenza di un maestro qualificato  e l’affidamento totale da parte del discepolo.

Il testo base sullo studio del Kalachakra di Shambala è il trattato intitolato “ Fondamenti dei Tantra Buddhisti” composto da mKhas-grub rJe. Questo scrittore visse  dal 1385 al 1438 e divenne discepolo eminente del grande riformatore  Je Tzong-Ka-pa (1357-1419) intorno al 1407; egli fu il suo discepolo più importante per quanto riguarda lo studio dei Tantra buddhisti tibetani e fu fondatore del moastero di Galdan. Il suo contributo principale  nei testi tantrici è il suo grande Commentario al Kalachakra Tantra e quello sullo Hevajra Tantra.



I Tantra **



La classica soluzione Yoga consiste nel far sparire l’osservatore stesso abbandonando ogni  punto di riferimento, questo “mollare la presa” fa apparire nella calma mentale, la luce informale del Sé.

 La via tantrica è invece “ alchemica” perché non rifiuta nulla, ma trasmuta l’ego utilizzando l’energia che, secondo il Kriya-yoga Tantra è ciò che dimora nel cuore di tutti gli esseri, ciò che sostiene la Saggezza.
“Essa è il sostegno dell’intelligenza primordiale che percepisce il mondo fenomenico. E’ indistruttibile nel senso che si produce costantemente.
E’ la forza che anima l’emozione del pensiero nello stato illuminato” (1)

Ma questo lavoro sull’energia primordiale è delicato e pericoloso perché potrebbe scatenare emozioni incontrollabili; le iniziazioni e gli insegnamenti tantrici sono il mezzo e la guida nella ricerca di questa luminosità trascendentale della felicità del Nirvana attraverso le esperienze quotidiane della vita. Nell’universo tutto è solidale e un’azione modifica il mondo intero. Il rituale tantrico si basa su questa solidarietà permanente e codifica gli effetti sottili delle azioni effettuate sul piano umano e materiale, mudra, mantra, mandala, visualizzazioni: i rituali si basano su queste azioni materiali per raccoglierne gli effetti sottili prodotti invariabilmente dall’essere umano che li realizza. I Tantra utilizzano le passioni, i desideri dell’uomo perché sono fonti potenti di energia.

 Il Buddhismo Hinayana e Mahayana non permette di avvicinarsi ai veleni e raccomanda  una via dolce e graduale per dirigere le nostre energie verso l’alto; il Buddhismo tantrico si indirizza “ agli uomini forti”, i vira, coloro che hanno il coraggio, l’audacia, la costanza, l’abilità di manovrare il veleno ed indica loro le tecniche di trasformazione, di assimilazione e di eliminazione.

Chogyam Trungpa op. cit

I Tantra *

L'insegnamento e l'iniziazione impartiti tradizionalmente a Shambala sono basati sul Kalachakra-mula-tantra e costituiscono il coronamento delle grandi categorie di Tantra strudiati e praticati nel Buddhismo tibetano. Esporre la storia, lo sviluppo e le particolarità dei Tantra buddisti richiederebbe un intero volume. In breve  si può affermare che i Tantra insegnano un modo di creare, di agire, di imitare l'azione del purusha sulla prakriti nel corpo umano moltiplicandola e intensificandola.
I Tantra buddhisti unificano l'azione, upaya e l'intelligenza discriminativa prajna, simboleggiata dalla spada del Bodhisattva Manjusri che taglia la radice della dualità.
Il Bodhisattva Manjusri

Questa dualità è l'origine dell'ego dell'io, che Trungpa (1) paragona ad una sorta di ghiaccio che irrigidisce il nostro essere e ci impedisce di essere autentici. L'io infatti non ha fondamento perché  non è che un'apparenza infondata sulla quale non si può fare affidamento.
Questa esperienza dell'io è la causa della sofferenza; il Buddhismo ne distingue tre tipi:
la prima è la sofferenza  circostanziale di insoddisfazione, insicurezza, frustrazione,  fallimento, separazione.
Mendicante,( Leh-Ladak)

La seconda è la sofferenza obbligatoria del sé doloroso, dell'incertezza del nostro corpo, del fardello della nostra età, della nascita, della malattia e della morte.
Piccola mendicante ( Leh, Ladak)

La terza è la sofferenza dell'imprevedibilità degli eventi della vita e della nostra esistenza; è l'angoscia esistenziale, la sofferenza più forte. Il Buddha riassunse questa situazione dichiarando che ò'esperienza della vita è sofferenza, dhukka, poiché nulla è permanente....(continua)
Anziana partecipante al Kalachakra, Luglio 2014 ( Leh, Ladak)

(1) Chogyam Trungpa, Pratique del la Voie tibétaine, Parigi  Le Seuil, 1976

venerdì 14 novembre 2014

La meditazione non consiste...






La meditazione non consiste soltanto nel cercare il vuoto e il silenzio del non-manifestato. Significa anche cercare la non-dualità, l’assenza di conflitto nel sentimento di esistere. Così diveniamo esseri umani integrali e possiamo crescere, realizzarci, dispiegarci. Possiamo sentire la forza vitale salire in noi nella sua pienezza. Sradicate le vecchie paure inconsce di voi stessi, le vecchie paure dell’infanzia: “Di quali sciocchezze sono ancora capace se non mi reprimo! Più vivrò in modo ristretto, meno rischierò di essere punito”. E se l’insegnamento o il guru deve significare una serie di divieti: ‘la morte dell’io’, la ‘mortificazione’, ‘la rinuncia’, ‘il sacrificio’, allora la spiritualità non sarà che una menzogna e non arriverà da nessuna parte.
 Arnaud Desjrdin

Il Bodhisattva ****

Asanga conclude la sua opera con un meraviglioso inno dedicato al Bodhisttva:
" Tu sei libero da ogni ostacolo, hai la supremazia sul mondo intero, o Muni, tu occupi tutto il conoscibile con la tua Conoscenza! Il tuo pensiero è liberato! Omaggio a te!
" Tu possiedi l'impertubabilità, non hai attaccamenti, sei in unione mistica! Omaggio a te!
Tutti gli esseri, dopo che ti hanno visto, riconoscono che tu sei veramente lUuomo! Vedendoti tutto si rischiara. Omaggio a te!
Giorno e notte tu vegli sul mondo! Tu ti applichi alla Grande Compassione e non ricerchi che la Salvezza: Omaggio a te!
Tu hai perfezionato il senso trascendente, sei uscito dalla terra e sei divenuto il capo di tutti gli esseri; tu sei il Liberatore di tutti gli esseri!"
A proposito di questo passaggio scrive René Grousset:
" Un sentimento religioso di tale intensità eleva l'anima al di sopra di se stessa e trasforma l'idealismo di Asanga in una mistica ardente. Del resto la Buddhità svolge il ruolo del Divino. presente nel cuore di tutti gli uomini e in tutti comune, essa li unisce in una comunione ineffabile"
( Tutte le immagini di questo articolo provengono dal museo Guimet, Parigi)

Il Bodhisattva ***

Deva e bodhisattva, episodio del grande miracolo a Sravasti o scena del paradiso -Museo Guimet, Parigi
La compassione del Bodhisattva è magnificamente descritta in un altro passaggio di Asanga:
" Il Compassionevole soffre considerando che il mondo è dolore. Egli soffre, prova pietà. Egli sa esattamente come è, sa esattamente che cosa è il dolore e come farlo cessare...
Museo Guimet, Parigi
L'acqua che bagna la sua compassione è la bontà...Per compassione il Bodhisattva soffre dei dolori altrui. Come potrebbe essere felice se non trasferisse la sua felicità negli esseri?
Museo Guimet, Parigi
E' per questo che il Bodhisattva crea la propria felicità trasmettendo la felicità agli altri...Un gaudente proverebbe meno soddisfazione a gioire di quanta non ne prova il Compassionevole prodigando lo spirito colmo delle tre felicità....continua


giovedì 13 novembre 2014

Il Bodhisattva **

Asanga


Asanga, un importante monaco buddista mahayana, vissuto nel IV sec. dopo Cristo,  ha cantato  l’ideale del Bodhisattva con queste intense parole:
“Il Bodhisattva ama le creature così visceralmente come un genitore amerebbe il proprio unico figlio. Come una colomba si prende cura dei suoi piccoli  e resta a coccolarli, così il Compassionevole si comporta  con le creature che sono suoi figli…La gente non è capace di sopportare il proprio dolore. Figuriamoci quello di tutti gli altri uomini messi insieme. Per il Bodhisattva è il contrario, poiché egli è capace di sopportare il dolore di tutte le creature in blocco, non importante quanto ve ne sia al mondo. La  sua tenerezza verso le creature è la suprema meraviglia dei mondi…Questa tendenza gioiosa del Bodhisattva è la sua tendenza gioiosa al dono. E il Bodhisattva considera gli esseri a cui rende servigio attraverso il dono come più benefici di se stesso, perché li considera  come l’ossatura dell’illuminazione totalmente perfetta e insuperabile”….continua
Maitreya